La BCE annuncia che l’accordo sulle vendite di oro delle Banche Centrali non verrà rinnovato.

Accordo Vendite Oro BCE

Lo scorso Venerdì pomeriggio, la BCE ha annunciato che l’accordo sulle vendite di oro ventennale fra le banche centrali europee avrebbe cessato la sua validità, pur confermando che: “L’oro rimane un elemento importante delle riserve monetarie”.

L’accordo sulle vendite di oro del 1999

L’Accordo sulle vendite di oro di cui si parla risale al 1999, quando il mercato dell’oro era molto diverso da quello attuale. L’accordo fu progettato per limitare le vendite di oro da parte delle banche centrali europee. All’epoca le Banche centrali erano ancora legate al Gold Standard e agli accordi di Bretton Woods mentre il mondo stava passando a un sistema a tassi di cambio fluttuanti, per cui non si vide più la necessità di mantenere livelli così alti di riserve d’oro.

Ma le massicce vendite effettuate dalle banche centrali furono destabilizzanti, causando un drastico calo del prezzo dell’oro e un aumento della volatilità dello stesso metallo giallo. Anche le entrate da esportazione dei paesi produttori di oro furono influenzate negativamente. Per affrontare queste problematiche, le banche centrali hanno concordato di fornire al mercato indicazioni future sulle loro vendite di oro e di limitare l’importo collettivo. L’accordo ha contribuito così a stabilizzare il prezzo dell’oro.

Cosa succede oggi.

Due decenni dopo e le cose sono molto diverse. Il mercato dell’oro è più profondo e più liquido. È anche strutturalmente diverso, grazie in parte anche al lancio di fondi negoziati in borsa sull’oro, ma anche alla forte crescita degli acquisti da parte dell’India e della Cina e alla liberalizzazione del mercato dell’oro di quest’ultima. Ma la differenza più importante è nel comportamento delle stesse banche centrali.

Nell’ultimo decennio, le banche centrali hanno acquistato oltre 4.300 tonnellate di oro, portando le loro riserve monetarie totali in oro a 34.000 tonnellate. Lo scorso anno gli acquisti sono stati i maggiori di sempre (656 tonnellate) nell’ambito del sistema monetario internazionale esistente.

Anche l’Europa è stata un acquirente netto di oro l’anno scorso, grazie ai grandi acquisti da parte di Ungheria e Polonia. Ed è probabile che anche quest’anno, si prospetti un ulteriore acquisto aggiuntivo di ulteriori 100 tonnellate, annunciato dalla Polonia a giugno.

La strategia delle banche centrali.

Quindi, cosa è che guida questa scelta di rescindere l’accordo di limitazione? Le banche centrali hanno diversi obiettivi strategici per gli investitori istituzionali. Le loro riserve sono lì per aiutare durante i periodi di crisi dei bilanci, dei pagamenti o altre emergenze. Pertanto, le riserve auree devono essere investite in attività sicure e liquide. Ciò si riflette sulle stesse linee guida sugli investimenti, che nel caso delle banche centrali dei paesi emergenti e in via di sviluppo sono generalmente molto strette. Spesso si limitano all’oro, ai DSP, ai saldi delle riserve del FMI, al debito sovrano e ai depositi con rating elevato.

Ciò rende le banche centrali esposte in modo sproporzionato al debito dell’economia avanzata. Ma il rendimento di molti di questi titoli sovrani è negativo sia in termini reali che nominali. E i rischi ad essi associati stanno aumentando. L’indipendenza della banca centrale è messa in discussione, dando origine a timori sulla monetizzazione del debito. Stiamo assistendo a rendimenti marginali decrescenti a misure straordinarie di politica monetaria. Le guerre valutarie sono una vera minaccia. Il Regno Unito e l’UE sono bloccati in una situazione di stallo rispetto al sostegno irlandese e la linea dura presa dal nuovo primo ministro Boris Johnson ha aumentato il rischio di una Brexit senza alcun accordo.

È contro questa situazione contingente di forte incertezza che l’oro sembra relativamente più attraente di altre attività di riserva. Non ha alcun rischio politico, non può essere declassato dalle macchine da stampa o da misure di politica monetaria straordinarie e non può essere minimizzato in una guerra di chiacchere sulle valute. Nessuna meraviglia quindi se sondaggio effettuato e pubblicato la scorsa settimana dal World Gold Council sugli acquisti di oro da parte delle banche centrali del 2019, abbia segnalato come gli acquisti più consistenti da  parte delle banche centrali debbano ancora arrivare.

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